Un Ignorante tra Scienza e Pseudo Scienza
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12 agosto 1883 il professore ed astronomo messicano, José A. Bonilla, presso la postazione di Zacatecas, riportò di aver osservato una numerosa e lunga formazione di oggetti traslucidi che si frapponevano fra il suo telescopio ed il disco del sole. La fotografia scattata dallo studioso è sicuramente pietra miliare per la ricerca UFO

La battaglia di Los Angeles: tra la sera del 24 e 25 febbraio 1942 l’artiglieria contraerea di Los Angeles degli USA sparo’ all’impazzata contro oggetti non identificati, in prima analisi si ritenne che gli oggetti erano di nazionalita’ giapponesi i quali a differenza di Pearl Harbor hanno sempre smentito ogni responsabilita’:

Cinque anni prima di Roswell, cinque anni prima dell’avvistamento di “dischi volanti” sul Nord-Ovest del Pacifico ad opera del pilota Kenneth Arnold, due anni prima della “battaglia dei giganti” ( Ardenne 1944 ), due anni prima del D-Day, e ben prima che la cosiddetta “era-UFO moderna” iniziasse ufficialmente, avvenne la Battaglia di Los Angeles, probabilmente il piu’ sensazionale e drammatico rapporto di un incontro in massa di UFO.Ne avete mai sentito parlare? A pochi è capitato. Immaginate un’astronave che arriva da un altro mondo o dimensione, che fluttua su una Los Angeles in preda al terrore e oscurata da un blackout in piena notte, proprio qualche settimana dopo Pearl Harbor, al culmine della paranoia e della paura della Seconda Guerra Mondiale. Immaginate come questa enorme astronave, presumendo che si trattasse di un qualche velivolo sconosciuto giapponese, sia stata attaccata mentre si trovava, quasi stazionaria, su Culver City e Santa Monica, da dozzine di batterie contraeree dell’esercito che le esplosero contro circa 2000 proiettili da 450 grammi sotto gli ochhi di migliaia di cittadini. Immaginate tutto questo e avrete un’idea della Battaglia di Los Angeles. L’improvvisa apparizione del grande oggetto circolare getta Los Angeles e parte della California del Sud in un immediato blackout da attacco aereo, con migliaia di responsabili della protezione antiaerea che corrono da una parte all’altra di una città buia, mentre la tragedia incombe nei cieli sopra di loro… una tragedia che avrebbe causato la morte di sei persone e la caduta dal cielo di frammenti di bossoli su case, strade e palazzi per chilometri e chilometri.

25 FEBBRAIO 1942 PRIME ORE DEL MATTINO

 

Dozzine di riflettori della 37° Brigata di Artiglieria Costiera intercettarono immediatamente quella nave, apparsa come una magica e surreale lanterna nel buio e limpido cielo invernale sopra la città degli angeli. Pochi in città riuscirono a dormire dopo che i cannonieri della difesa costiera aprirono il fuoco scaricando centinaia e centinaia di raffiche di proiettili verso l’oggetto luminoso, avvistato inizialmente mentre fluttuava sopra gli studios Metro Goldwin Mayer di Culver City. Il fragore delle artiglierie e il sibilio dei traccianti vennero avvertiti ovunque a Los Angeles, mentre i militari erano certi di essere riusciti a centrare il bersaglio… senza alcun risultato. Nella foto riprodotta e analizzata in queste pagine, si vede il cielo di Los Angeles come appariva all’altezza del fuoco incrociato.Facendo attenzione alla convergenza delle luci dei riflettori si noterà chiaramente la forma della nave visitatrice all’interno dell’area illuminata.E’ un Grande corpo volante, apparentemente del tutto incurante delle centinaia di proiettili contraerei esplosi di cui è fatto bersaglio, senza alcun effetto. Comunque le perdite si contarono, ma a terra. Almeno sei persone morirono come risultato diretto dell’attacco dell’esercito sull’UFO, che lentamente e pigramente si fece strada verso Long Beach prima di dileguarsi definitivamente.

AEROMOBILI NON IDENTIFICATI

Il giorno dopo, solo sul quotidiano Los Angeles Times, in un articolo di spalla a firma di un redattore, apparve una descrizione dell’UFO. Se ne evince un senso dell’energia e dell’emozione di quella notte.Il titolo recita:” Una folla infreddolita guarda il cielo illuminato dai colpi dell’artiglieria. Le esplosioni forarono l’oscurità come piccole stelle fiammeggianti… le luci dei riflettori sembrano dita protese a scrutare il cielo notturno… Urlano le sirene antiaeree… “Prendete quegli sporchi invasori! ” e ovunque echeggiano le grida dei militari e della polizia. Ma l’oggetto nel cielo si muoveva lentamente, catturato al centro delle luci come il mozzo della ruota di una bicicletta circondato dai raggi splendenti.Il fuoco sembrava esplodere in cerchio tutto attorno al bersaglio. Gli astanti, tremanti al gelo del primo mattino, comunque non hanno avuto la possibilità di vedere un solo velivolo precipitare o bombe sganciate. “Forse è solo un’esercitazione”, ha rimarcato qualcuno. “Test un accidente! ” è stata la risposta. “Non spari in aria tutto quel metallo a meno che non stai cercando di tirare giu’ qualcosa. “”L’oggetto bersagliato continuava a muoversi fiancheggiato dalle esplosioni vermiglie, mentre le casalinghe, avvolte dalle loro vestaglie, rabbrividivano e guardavano quella scena terrificante.”In prima pagina, sul Los Angeles Times del 26 febbraio 1942, il titolo a caratteri cubitali dice: “L’Esercito dichiara che l’allarme è reale”, eppure nelle molte colonne dedicate all’evento, non appare la benchè minima descrizione dell’oggetto, per quanto fosse stato per oltre mezz’ora chiaramente inquadrato dall’occhio dei riflettori e visibile da centinaia di migliaia di cittadini.Se non si era trattato di un falso allarme, cosa aveva penetrato lo spazio aereo di Los Angeles? Chi era l’intruso?

I NERVI SCOSSI DELL’ESERCITO

 

Su conferma della presenza sulla costa Sud di aeromobili non identificati da parte del comando a San Francisco, due le dichiarazioni ufficiali della Marina di Washington: la prima liquida la faccenda, per bocca del Segretario Frank Knox, con i “nervi scossi” della popolazione;la seconda dichiara: “L’aereo che ha causato il blackout nell’area di Los Angeles per diverse ore questo mattino non è stato identificato”.Il comando della Army’s Western Defense ha affermato che il blackout e le azioni contraeree sono state il risultato di un velivolo non identificato avvistato sull’area della baia.La città è stata oscurata – conseguentemente all’ordine di sbarramento antiaereo emesso dal 14° Comando Intercettore – dalle 2:25 alle 7:21 del mattino dopo che un precedente allarme giallo delle 19:18 era rientrato alle 22:23.Il blackout si estendeva effettivamente fino al confine messicano e oltre, nella San Joaquin Valley. Non sono state sganciate bombe e non sono stati abbattuti aerei e miracolosamente, viste le tonnellate di proiettili lanciati in aria, solo due persone sono state ferite dalla caduta dei frammenti. (Quest’ultima affermazione del L.A. Times verrà successivamente smentita, portando il bilancio delle vittime a sei, N.d.R).

Ovest del Pacifico del pilota Kenneth Arnold, due anni prima della “battaglia dei giganti” (Ardenne, 1944), due anni prima del D-Day, e ben prima che la cosiddetta “era-UFO moderna” iniziasse ufficialmente, avvenne la Battaglia di Los Angeles, probabilmente il più sensazionale e drammatico rapporto di un incontro in massa di UFO. Ne avete mai sentito parlare? A pochi è capitato. Immaginate un’astronave che arriva da un altro mondo o dimensione, che fluttua su una Los Angeles in preda al terrore e oscurata da un blackout in piena notte, proprio qualche settimana dopo Pearl Harbor, al culmine della paranoia e della paura della Seconda Guerra Mondiale. Immaginate come questa enorme astronave, presumendo che si trattasse di un qualche velivolo sconosciuto giapponese, sia stata attaccata mentre si trovava, quasi stazionaria, su Culver City e Santa Monica, da dozzine di batterie contraeree dell’esercito che le esplosero contro circa 2000 proiettili da 450 grammi sotto gli occhi di migliaia di cittadini. Immaginate tutto questo e avrete un’idea della Battaglia di Los Angeles. L’improvvisa apparizione dell’enorme oggetto circolare getta Los Angeles e parte della California del Sud in un immediato blackout da attacco aereo, con migliaia di responsabili della protezione antiaerea che corrono da una parte all’altra di una città buia, mentre la tragedia incombe nei cieli sopra di loro… una tragedia che avrebbe causato la morte di sei persone e la caduta dal cielo di frammenti di bossoli su case, strade e palazzi per chilometri e chilometri.

Dozzine di riflettori della 37a Brigata di Artiglieria Costiera intercettarono immediatamente l’enorme nave, come una magica e surreale lanterna nel buio e limpido cielo invernale sopra la città degli angeli. Pochi in città riuscirono a dormire dopo che i cannonieri della difesa costiera aprirono il fuoco scaricando centinaia e centinaia di raffiche di proiettili verso l’astronave luminosa, avvistata inizialmente mentre fluttuava sopra gli studios Metro Goldwin Mayer di Culver City. Il fragore delle artiglierie e il sibilo dei traccianti vennero avvertiti ovunque a Los Angeles, mentre i militari erano certi di essere riusciti a centrare il bersaglio… senza alcun risultato. Nella foto qui riprodotta, si vede il cielo di Los Angeles come appariva all’altezza del fuoco incrociato.

Facendo attenzione alla convergenza delle luci dei riflettori si noterà chiaramente la forma della nave visitatrice all’interno dell’area illuminata. È un GRANDE corpo volante, apparentemente del tutto incurante delle centinaia di proiettili antiaerei esplosi di cui è fatto bersaglio, senza alcun effetto. Comunque le perdite si contarono, ma a terra. Almeno sei persone morirono come risultato diretto dell’attacco dell’esercito sull’UFO, che lentamente e pigramente si fece strada verso Long Beach prima di dileguarsi definitivamente.

Il giorno dopo, solo sul quotidiano Los Angeles Times, in un articolo di spalla a firma di un redattore, apparve una descrizione dell’UFO. Se ne evince un senso dell’energia e dell’emozione di quella notte.

L’articolo recita:

Una folla infreddolita guarda il cielo illuminato dai colpi dell’artiglieria. Le esplosioni forano l’oscurità come piccole stelle fiammeggianti… le luci dei riflettori sembrano dita protese a scrutare il cielo notturno… Urlano le sirene antiaeree… “Prendete quegli sporchi invasori!” ovunque echeggiano le grida dei militari e della polizia. Ma l’oggetto nel cielo si muoveva lentamente, catturato al centro delle luci come il mozzo della ruota di una bicicletta circondato dai raggi splendenti. Il fuoco sembrava esplodere in cerchio tutto attorno al bersaglio. Gli astanti, tremanti al gelo del primo mattino, comunque non hanno avuto la possibilità di vedere un velivolo precipitare o bombe sganciate. “Forse è solo un’esercitazione”, ha rimarcato qualcuno. “Test un accidente!” è stata la risposta. “Non spari in aria tutto quel metallo a meno che non stai cercando di tirare giù qualcosa”. L’oggetto bersagliato continuava a muoversi fiancheggiato da esplosioni vermiglie, mentre le casalinghe, avvolte dalle loro vestaglie, rabbrividivano e guardavano quella scena terrificante.

In prima pagina, sul Los Angeles Times del 26 Febbraio 1942, il titolo a caratteri cubitali dice: “L’Esercito dichiara che l’allarme è reale”, eppure nelle molte colonne dedicate all’evento, non appare la benché minima descrizione dell’oggetto, per quanto fosse stato per oltre mezz’ora chiaramente inquadrato dall’occhio dei riflettori e visibile da centinaia di migliaia di cittadini. Se non si era trattato di un falso allarme, cosa aveva penetrato lo spazio aereo di Los Angeles? Chi era l’intruso?

Su conferma della presenza sulla costa Sud di aeromobili non identificati da parte del comando a San Francisco, due le dichiarazioni ufficiali della Marina da Washington: la prima liquida la faccenda, per bocca del Segretario Frank Knox, con i “nervi scossi” della popolazione; la seconda dichiara: “L’aereo che ha causato il blackout nell’area di Los Angeles per diverse ore questo mattino non è stato identificato”.

Il comando della Army’s Western Defense ha affermato che il blackout e le azioni antiaeree sono state il risultato di un velivolo non identificato avvistato sull’area della baia. La città è stata oscurata – conseguentemente all’ordine di sbarramento antiaereo emesso dal 14° Comando Intercettore – dalle 2:25 alle 7:21 del mattino dopo che un precedente allarme giallo delle 19:18 era rientrato alle 22:23. Il blackout si estendeva effettivamente fino al confine messicano e oltre, nella San Joaquin Valley. Non sono state sganciate bombe e non sono stati abbattuti aerei e miracolosamente, viste le tonnellate di proiettili lanciati in aria, solo due persone sono state ferite dalla caduta dei frammenti. (Quest’ultima affermazione del Los Angeles Times verrà successivamente smentita, portando il bilancio delle vittime a sei, N.d.R.).

Riguardo quanto accadde la notte del 25 Febbraio 1942, lo scrittore Ralph Blum, che all’epoca aveva nove anni, scrisse che credette che i Giapponesi stessero bombardando Beverly Hills:

“C’erano le sirene, luci di riflettori, proiettili della contraerea che esplodevano in gran quantità nei cieli di Los Angeles. Mio padre, che nella Prima Guerra Mondiale era stato un osservatore dell’aeronautica e riconosceva l’artiglieria pesante quando la udiva, disse a mia madre di portare le mie sorelline nel rifugio sotterraneo, mentre io andavo con lui sul balcone al piano di sopra. Che scena! Erano passate le tre del mattino: le luci dei riflettori sondavano il cielo a occidente. Tra coloro che sparavano contro gli intrusi volanti riconoscemmo gli artiglieri del 65° reggimento Artiglieria Costiera di Inglewood e il 205° reggimento della contraerea di Santa Monica. L’oggetto bianco a forma di sigaro incassò molti colpi diretti, ma continuò il suo volo verso est”.

Gli osservatori da terra videro anche più di 25 UFO. L’allora redattore del Los Angeles Herald Examiner, Peter Jenkins, disse:

“Vidi chiaramente la formazione a V di circa 25 velivoli argentei che muovevano lentamente verso Long Beach”.

Il capo della polizia di Long Beach, J.H. McLelland dichiarò:

“Vidi quella che fu descritta come la seconda ondata di aerei dall’ultimo dei sette piani del municipio di Long Beach. Un osservatore della Marina con un potente binocolo Carl Zeiss, disse di aver contato nove velivoli nel cono dei riflettori. Il gruppo (di UFO) passava da un cono di luce all’altro, e sotto il fuoco delle mitragliatrici dell’artiglieria antiaerea volò dalla direzione di Redondo Beach e Inglewood a Fort MacArthur e continuò verso Santa Ana e Huntington Beach. Il fuoco dell’antiaerea era così pesante che era impossibile sentire il rombo dei motori degli aerei”.

Il reporter Bill Henry del Los Angeles Times scrisse:

“Pur trovandomi a notevole distanza dall’oggetto lo vidi chiaramente, ma senza poterlo identificare… sarei pronto a scommettere che su quell’oggetto è stato diretto un gran numero di colpi”.

Alle 2:21 del mattino il Generale John L. De Witt diede l’ordine di cessare il fuoco, mettendo di fatto fine a quei 20 minuti di battaglia nel cielo di Los Angeles.


il 24 giugno del 1947 Kenneth Arnold,
un ricco uomo d’affari americano, raccontò di avere visto dal proprio aereo privato, senza identificarli, nove oggetti simili a dischi volanti librarsi in formazione serrata vicino al Monte Rainier, nello stato di Washington. Questo avvistamento portò all’attenzione dell’opinione pubblica mondiale il fenomeno UFO, dando vita al fenomeno popolare dell’ufologia. Le autorità affermarono che si trattava, probabilmente, di nove aerei ad ala volante della Northtop, vincolati al silenzio radio e radar e senza insegne militari, che venivano collaudati a quei tempi nei dintorni di Seattle, vicino a dove oggi si trovano le fabbriche della BoeingUfficialmente fu’ dichiarato che si tratto’ di falso allarme, ma molti giornali avanzarono l’ipotesi “insabbiamento”, qualche ufologo ha suggerito che l’obbiettivo fosse un veivolo extraterrestre

Il 2 luglio 1947 nella cittadina di Roswell in Nuovo Messico il Sig. Dan Wilmot e sua moglie osservano verso le 21.50 un oggetto luminoso discoidale sfrecciare in direzione della località di Corona. Nella notte scoppia un violento temporale, il cielo è coperto, a tratti illuminato da bagliori e squassato dai tuoni. E’ in quelle ore, prima dell’alba del 3 luglio, prima dell’alba del 3 luglio che, probabilmente, avviene l’incidente: un UFO per cause mai accertate, precipita nel deserto.

Nel febbraio del 1950 l’ingegnere civile Barney “Grady” Barnett di Socorro confida ai coniugi Maltais, suoi vecchi amici cui richiede di mantenere il segreto, che il 3 luglio 1947, mentre si trovava per servizio nel deserto nella zona fra Magdalena e Socorro, si era trovato improvvisamente davanti un oggetto metallico discoidale dai 7 ai 9 metri di diametro, cui si era avvicinato a piedi, sino quasi a poterlo toccare. Sul posto intanto erano giunte altre persone (fra cui anche dei giovani, forse studenti) facenti parte di un gruppo archeologico dell’Universita’ della Pennsylvania. Accanto al veicolo schiantato tutti avevano visto, proiettati all’esterno, degli esseri umanoidi ormai privi di vita, di corporatura esile, con teste molto grandi, di carnagione chiara e completamente glabri. Di lì a poco era entrato in scena un camion militare carico di soldati che avrebbero bloccato prontamente e poi allontanato i civili, intimando loro di non fare parola su quanto avevano visto,mettendo in sicurezza la zona

l’allevatore di bestiame William W. “Mac” rinviene, sparse nel terreno di sua proprieta’, una quantità di “pezzi metallici la mattina del 6 luglio decide di recarsi in città con dei frammenti del materiale presso l’Ufficio Meteorologico, dove lo invitano a prendere contatto con lo sceriffo George Wilcox.

Wilcox prende atto della situazione e informa subito il comando militare di Roswell ed il comandante della Base, il Colonnello William Blanchard, da’ ordine al Maggiore Jesse Marcel, di recarsi sul luogo e iniziare le investigazioni. Marcel parla con Brazel, il quale si trova ancora nell’ufficio dello sceriffo.

 

E’ in quest’arco di tempo che l’allevatore viene intervistato dalla stazione radio locale KGFL. Marcel, accompagnato dal collaboratore Sheridan Cavitt (anch’ egli del CIC), preleva Brazel nell’ufficio di Wilcox e i tre si recano in macchina sul posto. Passata la notte presso la fattoria dell’allevatore, il 7 effettuano una ricognizione e riscontrano la presenza dei misteriosi frammenti, di cui Marcel raccoglie una buona quantità che sistema nella sua auto. Nella notte, prima di rientrare alla base, Marcel passa da casa e mostra alla moglie e al figlio Jesse Jr. i materiali. Una testimonianza quella di Marcel Jr. di importanza fondamentale.

La stazione radio KGFL di Roswell, sta per mandare in onda l’intervista con Brazel registrata il giorno prima, ma è bloccato da una telefonata del segretario della Commissione Federale Comunicazioni di Washington che gli ingiunge di non farlo. Il giorno 8, John McBoyle, cronista della stazione KSWS di Roswell, telefona a Lydia Sleppy, telescriventista della KOAT Radio di Albuquerque e le dice di trasmettere per telescrivente all’American Broadcasting Company (ABC) la seguente notizia: “Un disco volante è caduto in prossimità di Roswell… E’ come un grosso catino, sfasciato… Un allevatore lo ha trascinato con un trattore sotto un capannone per il bestiame… E’ intervenuto I’Esercito che si accinge a recuperarlo… L’intera zona è bloccata… Si parla di piccoli uomini che si troverebbero a bordo…”. Ma la notizia non filtra sul filo, perché la trasmissione viene stranamente interrotta.

Subito dopo la Sleppy riceve una telefonata da McBoyle che le dice “dimentica tutto, non ne hai mai sentito parlare” (in seguito il cronista dirà alla Sleppy di avere assistito al decollo di un aereo da trasporto con destinazione Wright Field, contenente i rottami del “disco”).

“Mac” Brazel viene prelevato dai militari e tenuto sotto stretta custodia fino al giorno 15 quando verrà rilasciato, ormai convinto di dover cambiare versione dei fatti, a tal punto da non confidare la verità neppure alla moglie.

L’otto luglio pressato dai giornalisti che pretendono particolari, il Col. Blanchard chiama l’addetto stampa della base, Ten. Walter Haut, e redige con lui un comunicato stampa ufficiale.

Il Generale Roger Ramey confermera’ al Col. Blanchard la contrarieta’ del Pentagono, espressagli dal Gen. Hoyt Vandenberg da cui dipendeva, nei confronti del comunicato stampa diffuso dal Ten. Haut, e assume il controllo operativo di una situazione che, evidentemente, è già sfuggita di mano ai vertici militari.

 

L’8 luglio interviene l’FBI che in un telegramma, a firma di un non meglio identificato “Wyly”, inoltrato in copia a Edgar Hoover (capo dell’FBI) e al SAC fornisce le seguenti indicazioni:

“Informazioni riguardanti il disco volante di Roswell e il suo trasporto da parte del Q.G. dell’8 Air Force – disco volante o pallone sonda alla base aerea di Wright Field (Ohio) – Censurate le notizie. Firmato Wyly”.

A questo punto il Generale Roger Ramey, alla radio di Fort Worth nel Texas (WBAP), dichiara che il “disco volante” era solo un pallone sonda. Giunto poi a Roswell, Ramey convoca i giornalisti e mostra loro – costringendo il Magg. Marcel a posare in silenzio per i fotografi – i frammenti di un pallone meteorologico cui si attribuisce la responsabilità dell’incidente.

Il provvedimento successivo e’ nei con fronti di Blanchard, che viene spedito in licenza e viene sostituito dal Ten. Col. Payne Jennings, poi disperso col suo aereo diretto in Inghilterra mentre sorvolava l’Atlantico nella zona delle Bermude. Il Magg. Marcel avrebbe dovuto accompagnarlo, ma fu trattenuto dall’intervento personale del Col. Blanchard. Ritiratosi col grado di generale a tre stelle, Blanchard uscì di scena con estrema discrezione da tutta la vicenda. Anche il Ten. Haut manterra’ fino al suo pensionamento “un dovuto riserbo”. Dopo la sua morte, la vedova di Blanchard dichiaro’ che il marito sapeva che “il relitto non era un pallone sonda”. Ma per i militari americani lo rimase, con il benestare dell’allora presidente Harry Truman.

 

Quando il 9 luglio 1947 il quotidiano “Roswell Daily Record” pubblica le dichiarazioni del generale Roger R. Ramey, comandante dell’Ottava Air Force, dal quartier generale di Fort Worth, Texas, il caso Roswell per il Pentagono è ufficialmente chiuso. Non si è trattato del recupero di un disco volante precipitato e del suo equipaggio, ma di un semplice pallone sonda. Questa versione viene mantenuta ancora oggi

Durante il corso degli anni vi furono varie segnalazioni da parte degli abitanti di Roswell circa le attività dell’aeronautica e dell’FBI. Alcuni abitanti dissero che a volte il personale dell’aeronautica portava dei relitti e dei corpi non umani in camion dell’FBI. Tutte queste illazioni furono smentite dal governo USA.

Testimonianze che si susseguirono dopo le dichiarazioni ufficiali del governo USA fanno si’ che il caso non e’ concluso affatto

L’allora tenente Walter Haut, che aveva l’incarico di curare le pubbliche relazioni della base militare di Roswell e fu responsabile del famoso comunicato stampa dell’8 luglio del 1947, ha lasciato una sua dichiarazione firmata e sigillata da aprirsi solo dopo la sua morte (avvenuta il 15 dicembre 2005). In essa egli dichiara in sostanza che la prima versione pubblicata nel comunicato stampa in questione era esattamente veritiera circa i fatti: “Sono convinto che quello che io personalmente osservai era un tipo di astronave e il suo equipaggio provenienti dallo spazio”.

Il testo integrale della dichiarazione giurata è stato pubblicato nel giugno 2007 nel libro Witness to Roswell: Unmasking the 60 Year Cover-Up. Secondo gli autori, Haut aveva giurato al suo amico colonnello Blanchard di non rivelare in vita nessuna informazione sull’accaduto, pertanto, aveva sempre negato di essere stato testimone degli eventi, dicendo di aver rilasciato informazioni che gli erano state riferite.

 

Nella sua dichiarazione, Haut racconto’ che l’8 luglio 1947, a seguito del comunicato stampa dato nel pomeriggio, era stato portato in un hangar della base dal colonnello Blanchard. Qui vide un’astronave a forma di uovo lunga circa 4 metri e mezzo e diversi piccoli corpi di circa un metro di altezza con le teste di grandi dimensioni. Era sicuro che i corpi erano alieni e si trovavano sul veicolo spaziale schiantatosi a Roswell. Haut ha inoltre dichiarato che c’erano due zone con i detriti, il primo era un campo di detriti di grandi dimensioni a circa 75 miglia nord-ovest di Roswell (il sito indagato dal maggiore Marcel), e il secondo, a circa 40 miglia a nord della citta’, dove sono stati trovati l’astronave principale e i corpi. Il sito a nord era stato trovato da civili il 7 luglio. Nel corso della riunione della mattina dell’8 luglio, in cui Haut partecipò, gli ufficiali della base vennero informati degli strani detriti trovati in giro, che nessuno seppe identificare. Haut disse che ci fu una discussione su cio’ che doveva essere raccontato al pubblico. Il Generale Ramey era arrivato per partecipare alla riunione. Ramey suggeri’ di comunicare all’opinione pubblica solo del campo di detriti piu’ distante, come diversivo, per distrarre dalla zona piu’ importante con i corpi e il veicolo spaziale. Egli seppe che Ramey stava eseguendo gli ordini del Pentagono. Haut aggiunse che non era a conoscenza esattamente di quali informazioni divulgare. Il comunicato stampa che venne emesso dopo poche ore descrisse solo la prima zona con i detriti in termini generali, dicendo che l’United States Army Air Forces era venuto in possesso di un “disco volante” con la collaborazione di un allevatore locale, ed era stato trasferito ai “piani più alti” dopo essere stato esaminato alla base. Il Generale Ramey disse in seguito che un pallone meteorologico e’ stato erroneamente identificato come un disco volante.

In un documentario video della Sci Fi Investigates del canale Syfy durante l’episodio dell’8 novembre 2006 “The Roswell Incident” vi e’ l’intervista a Elias Benjamin, poliziotto militare del 390° Air Service Squadron che la notte tra il 7 e l’8 luglio scortò tre corpi sotto un lenzuolo dall’Hangar 84 all’ospedale della base militare di Roswell. Egli racconta che durante il trasporto uno dei corpi sembrava muoversi, e che durante il trasferimento, il lenzuolo scivolò “rivelando un volto grigio e turgido, e una testa priva di capelli di una specie che capì non essere umana”. Più tardi nell’ospedale della base, con il lenzuolo rimosso, egli vide “un essere molto piccolo, con una testa a forma di uovo piu’ grande rispetto al corpo. … gli unici elementi del viso che ricordo ora e’ che aveva gli occhi obliqui, due fori che avrebbero potuto essere il naso, e una piccola fessura che avrebbe potuto essere la bocca. Credo che fosse viva. C’era un odore terribile in ospedale.” Aveva anche visto i detriti metallici dello schianto nel capannone che non appartenevano a un incidente aereo, perché non erano bruciati. Piu’ tardi, “Sono stato interrogato e mi fecero firmare una dichiarazione di riservatezza. Mi è stato detto che se avessi parlato, sarebbe successo qualcosa di brutto, non solo a me, ma anche alla mia famiglia

Il sergente Frederick Benthal, esperto fotografo, racconto’ che lui e il caporale Al Kirkpatrick partirono in aereo da Washington DC, per fotografare il relitto e i corpi degli alieni. Essi furono condotti a nord di Roswell nella zona dello schianto, dove Benthal vide i camion che trasportavano rottami di un oggetto di qualche tipo. Poi Kirkpatrick venne condotto a in un’altra zona dove venivano raccolti altri pezzi, mentre Benthal venne portato in una tenda vicina. Nella tenda fotografò alcuni piccoli corpi sdraiati su un telo. “Erano quasi tutti identici, dalla pelle scura, sottile e con teste di grandi dimensioni. C’era un odore strano dentro la tenda che puzzava come fosse formaldeide”. Kirkpatrick in seguito andò in un altro sito dove c’erano camion carichi di rottami. Tutte le loro attrezzature e materiale fotografico venne confiscato. Essi tornarono alla base e poi tornarono a Washington, dove vennero interrogati e dissero di non aver visto nulla

Nel 1991, un produttore londinese, tale Ray Santilli, affermo’ di essere entrato in possesso di alcune bobine di pellicola cinematografica che ritraevano uno degli alieni precipitati a Roswell nel 1947

 

Il produttore dichiaro’ che mentre cercava dei video musicali del famoso cantante Elvis Presley, un ex cineoperatore statunitense, Jack Barnett (pseudonimo), gli aveva venduto delle pellicole che mostravano l’autopsia da parte di due medici ad un ipotetico extraterrestre, quello che secondo gli ufologi corrisponde alla descrizione di un Grigio medio.

 

Le riprese, in bianco e nero, sono senza sonoro e presentano vari tagli. Nel 1994 il filmato arriva in Italia, mandato in onda dal programma televisivo Rai Misteri, condotto da Lorenza Foschini.

 

Le sequenze fecero molto scalpore ma, a seguito di numerosi studi condotti sui fotogrammi e sulla location del presunto laboratorio, gli esperti hanno classificato il filmato come assolutamente falso, come poi lo stesso Santilli ha dichiarato. Telefoni, prese elettriche ed altri dettagli che vengono inquadrati nelle riprese, risultano infatti anacronistici rispetto al 1947, anno del presunto schianto dell’UFO secondo alcuni. Altri invece contestano il modo in cui i presunti medici utilizzavano gli strumenti per l’autopsia, in modo decisamente rozzo e poco preciso rispetto a come invece si ritiene che agirebbe un medico abituato a simili operazioni.

 

Santilli stesso, dopo che il filmato era stato già trasmesso in tutto il mondo, ha ammesso che il filmato e’ un falso, girato con un amico, anche se sostiene che esista un originale, ma troppo rovinato e in pessimo stato.

il 1948, un oggetto non identificato venne avvistato nel cielo della base Godman dell’Aeronautica militare, in Kentacky. Visto che alcuni caccia F-51 Mustang erano già in volo di esercitazione, a tre di loro era stato impartito l’ordine di avvicinare la “cosa” sconosciuta. In un attimo uno dei caccia, quello guidato dal capitano Thomas Mantell, si era staccato dagli altri, avvicinandosi rapidamente all’oggetto ignoto. Alla base era giunta questa comunicazione: «Scorgo davanti a me qualcosa, continuo a salire». «Di che si tratta?» «Si direbbe un oggetto metallico, di grandi dimensioni». Trascorsi alcuni istanti, un altro messaggio: «Mi sta davanti, in alto, ma sto guadagnando terreno. Sto raggiungendo quota 6000 m». Ma queste erano state le ultime parole di Mantell. Nei giorni successivi i resti del suo aereo erano stati trovati a oltre 150 km dalla base. L’ufficio stampa dell’Aeronautica rivelò che Mantell aveva scambiato la luce del pianeta Venere per un oggetto sconosciuto.

Il 27 Ottobre 1954 Allo stadio Comunale si stava giocando la partita d’allenamento fra la Fiorentina e la Pistoiese. Fra i giocatori della Fiorentina ricordiamo Costagliola, Magnini, Cervato, Chiappella, Rosetta, Segato, Mariani, Gren, Virgili, Gratton, Bizzarri, Sarti, Capucci, Del Gratta, Scaramucci, Biagi, Orzan, Luna, Tassinari, Ghersetich, Buzzin, Vidal. Per la Pistoiese Vadi, Pierallini, Vettori, Caiumi, Tuci, Lomi, Balsimelli, Lenci Carpini, Vannucchi, Fossi.

Sopra lo stadio volteggiarono due misteriosi oggetti volanti. La partita venne interrotta; i tifosi delle due squadre, stupefatti, alzarono gli occhi al cielo a guardare le evoluzioni degli oggetti; anche Ferruccio Valcareggi osservava la scena attonito insieme ai giocatori delle due squadre.

Romolo Tuci, al tempo capitano della Pistoiese, racconta: “Era una bella giornata. A un certo punto ci accorgemmo che gli spettatori guardavano in aria. Venne spontaneo fermarsi anche per noi giocatori. Io vidi come dei piccoli anelli lontani, che cosa fossero non lo so davvero. Insomma, fra noi c’era chi li vedeva e chi no, e c’era anche chi non ci fece caso, credendo chissà a che cosa. Per quanto tempo rimase sospesa la partita, si ceramente non lo ricordo, sono passati cinquant’anni, come faccio a dire dieci minuti, o di più? Però guardavamo tutti in aria. Cinquant’anni fa, ci pensate?”.

Ma gia’ dalle 14,30 ci furono avvistamenti ovunque alla redazione del giornale giunse la telefonata di uno studente di ingegneria, Alfredo Jacopozzi, che affermava di vedere, insieme ad altre persone, diversi dischi volanti nel cielo di Firenze. Oggetti visti anche dal giornalista salito, nel frattempo, sui tetti di via Ricasoli per osservare una “cosa” bianca, tonda, lucida, immobile. Ad un tratto tra l’oggetto e la cupola del duomo sfrecciò un altro “palloncino bianco”, più veloce di un aereo; poi un altro “disco” e un altro ancora. Sei oggetti che lasciarono al loro passaggio degli strani “fiocchi” bianchi simile a bambagia.

I telefoni impazzirono. Una voce concitata annunciava che a Sesto un disco si era aperto e diviso in tre parti; queste si erano dirette in tre direzioni diverse mentre “delle ragnatele lucenti cadevano lentamente al suolo” posandosi sui tetti, alberi, auto; ovunque. Tutta la città si era fermata col naso in su ad osservare le evoluzioni degli oggetti.

Non si trattò certamente di allucinazione collettiva; diecimila persone allo stadio, telefonate da ogni parte della città e da fuori città, Sesto, Peretola. Tutti a descrivere oggetti nel cielo e una strana nevicata di ragnateleIl 28 ottobre, in concomitanza del passaggio di strani oggetti in cielo, continuava la curiosa pioggia di filamenti vetrosi a Prato, Firenze e Siena che imbiancò la sommità del passo della Consuma come una nevicata; i filamenti brillavano al sole somigliando proprio a fiocchi di neve.

Il proprietario dell’albergo “Fonte al Prato” della Consuma notò che dal Casentino in direzione del Valdarno cadevano filamenti vetrosi come quelli erano apparsi il giorno prima sulle città toscane. Lunghe strisce luminose, fili eccezionalmente brillanti, trasportati da un lieve alito di vento, che ricoprivano gli abeti come fossero gemme e pietre preziose. Sembravano tanti alberi di NataleIl 29 Ottobre si ripeterono le segnalazioni di dischi volanti e di bambagia su Firenze.

Alle 13,05 Calenzano fu sorvolato da una formazione di dischi volanti che lanciavano fiocchi bianchi. La formazione si dirigeva verso Firenze passando sopra Monte Morello a diecimila metri di altezza. La stessa cosa avveniva a San Piero AglianaIl fenomeno si ripeté nei giorni successivi in diverse città, soprattutto dell’Italia centrale, da Roma a Perugia, da Civitavecchia a Lucca sempre accompagnato dalla discesa di filamenti vetrosi.

A Città della Pieve venne registrato un avvistamento collettivo con caduta di bambagia e poi a Pontassieve, Scarperia, S.Mauro a Signa, Siena, Pistoia, Montale, S.Marcello Pistoiese, Arezzo e Perugia e decine di altre località. Dalle 13 alle 14,30 furono visitate da dischi volanti e innevate da bambagia. Molta gente si riversò nelle strade per osservare i dischi e assistere alla caduta della bambagia.

Furono visti attraversare il cielo di Prato a velocità fantastica come fusi luminosi seguiti da una scia bianchissima; effettuare una conversione a quarantacinque gradi e dirigersi su Firenze allineati a coppia.

A Siena il fenomeno assunse le stesse caratteristiche di Firenze; dischi, sigari, sfere, che passarono a brevi intervalli e una pioggia di bambagia, simile a neve, si dissolveva al calore della mano o a contatto del terreno. Cadde per oltre due ore lentamente. Complessivamente su Siena passarono undici oggetti, tre di loro viaggiavano in perfetta formazione.

In totale da Modena a Roma pervennero moltissime segnalazioni di questi passaggi. La cronaca racconta che a Modena, un disco, si sarebbe arrestato a cinquemila metri sopra il campo di aviazione, lanciando raggi luminosi in ogni direzione per almeno sessanta secondi.

Gli avvistamenti continuarono copiosi anche nel mese successivo in tutto il territorio nazionale. A volte in modo clamoroso. Per esempio, il 14 novembre, domenica, una ventina di sigari volanti furono avvistati nei cieli di Gela, in Sicilia, dove vennero anche raccolti e analizzati altri residui di bambagia silicea. L’ultima “nevicata” si verificò il 4 dicembre nell’Aretino

Nel mese di settembre del 1961, mentre, rientrando in macchina da una vacanza in Canada i coniugi Barney e Betty Bill, stavano viaggiando all’interno dei confini del New Hampshire, si erano imbattuti in un UFO in evidente fase di atterraggio. Due ore dopo si erano ritrovati a una cinquantina di chilometri da quel punto, senza ricordare nulla di ciò che era accaduto nel frattempo.Consultarono un medico esperto in amnesie, il dottor Benjamin Simon, che li sottopose a una terapia ipnotica. In stato di trance, gli Hill – uno all’insaputa dell’altra – raccontarono quello che era capitato : Erano stati portati all’interno del disco volante da un numero imprecisato di esseri in uniforme e dall’aspetto vagamente umano (Barney disse che gli ricordavano degli irlandesi dal volto rotondo e dai capelli rossi) che li avevano sottoposti a una serie di visite e controlli di natura medica. Avevano subito prelievi di campioni di epidermide e unghie e a Betty era stato inserito un lungo ago nell’ombelico. Alla fine gli era stato imposto di cancellare ogni cosa dalla memoria e di scordare ciò che era accaduto. Nel corso di una seduta dedicata a Barney era presente anche il professor Hynek, il quale era stato autorizzato a formulare le domande. In conclusione la sua impressione era stata positiva e, a suo dire, l’esperienza dei due coniugi era da considerarsi senz’ altro genuina.

Il 24 aprile 1964 Dionicio E. Zamora per 15 anni ufficiale della polizia statunitense di stanza nella città di Socorro nel Nuovo Messico. fu testimone nella sua città di un avvistamento UFO. Tale testimonianza ricevette una notevole copertura mediatica e fu uno dei principali motivi che contribuirono a persuadere l’astronomo J. Allen Hynek che alcuni avvistamenti non potevano essere riconducibili a semplici e banali spiegazioni.

l’Avvistamento avvenne il 24 aprile 1964, verso le 17:45 durante un normale inseguimento con un’auto di servizio su una strada a sud di Socorro. La prima impressione che il poliziotto ebbe dell’evento fu : “In un primo momento udii come una specie di rombo, poi vidi alla distanza di circa 800 mt delle fiamme scaturire in direzione sud est”Ad un certo punto il motore della sua auto si spense ; riusci’ a ripartire solo dopo il terzo tentativo , ma non sentì altri rumori. A questo punto egli vide verso sud un oggetto luminoso a circa 137-183 metri di distanza dalla mia auto. Ipotizzo’ una macchina rovesciata, con due persone prigioniere nell’abitacolo. Ma dovette ricredersi : era in realtà un oggetto di forma oblunga, sembrava di alluminio lucido, biancastro e cromato

Nel 1969 il futuro presidente degli Stati Uniti Jimmy Carter, mentre concorreva per la carica di governatore della Georgia, vide un UFO a Leary mentre stava recandosi ad una conferenza del Lions Club. Il giornalista scientifico Robert Sheaffer ha condotto un’indagine ed è arrivato alla conclusione che quella sera Carter vide in realtà il pianeta Venere

Nel 1974, Ronald Reagan, allora governatore della California, ha detto che una volta aveva visto un UFO. L’avvistamento avvenuto appena prima che l’aereo di Reagan stava per atterrare a Bakersfield, in California L’equipaggio ha visto uno strano oggetto luminoso lampeggiante a luce bianca da dietro. In seguito sparato verso il cielo a velocita senza precedenti

UFO 1990: L’Ufo che paralizzò il Belgio: Malgrado che la famosa fotografia dell’UFO triangolare emblema dell’ondata di avvistamenti di UFO nel Belgio nel periodo che va dal 1989 al 1991 E’ un falso. Gli ufo Belga furono i piu’ embleatici della storia ufologica

in Belgio, tra il 29 novembre 1989 e l’Aprile del 1990,più di 13.500 persone testimoniano l’evento. due caccia F-16 allertati si alzarono in volo intercettando oggetti non identificati le cui evoluzioni lasciarono di stucco esperti piloti; numerosi tracciati radar testimoniarono accelerazioni non tollerabile da qualsiasi organismo umano, passando dai 200 km/h ai 3000 in un secondo. Alla fine di quella battuta vennero in due settimane raccolte cinquemila segnalazioni, due filmati di buona qualità che mostravano oggetti che si muovevano a velocità incredibile e che sembravano scandagliare il suolo grazie a tre potenti fari. il professore August Meessen, fisico teorico dell’Università di Lovanio, che aveva studiato al computer le traiettorie degli UFO, dichiarò: “Sono fenomeni che obbligano a riflettere. Non si tratta comunque di eventi meteorologici. L’unica ipotesi ragionevole è che si sia trattato di UFO; le loro manovre indicavano chiaramente una origine non terrestre”. Della stessa opinione si diranno l’astrofisico francese Jean-Pierre Petit, direttore del Centro Nazionale per gli Studi Spaziali, e Leon Brenig, fisico alla Libera Università di Bruxelles. Il generale Wilfried De Brouwer, all’epoca colonnello ed aviatore che aveva coordinato le osservazioni del cielo, la pensava come i civili: l’ipotesi migliore era quella extraterrestre…..

 

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