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Come spesso succede in Italia, le gravi calamità naturali come per esempio le alluvioni di Genova non solo provocano lutti, danni e paure, ma anche un ping pong di accuse, un’insensata ricerca di responsabilità che degenera in pura demagogica, questo clima ha influenzato personalità di spicco quali Paolo villaggio che in tema di responsabilità spiega che i danni subiti a Genova siano stati causati da una influenza che la città ha subito: precisamente secondo il comico, Genova sarebbe influenzata da un retaggio di cultura sudista Borbonica che rappresenta il vero male dell’Italia. Queste ed altre dichiarazioni dimostrano la poca conoscenza che hanno gli italiani nei confronti del problema delle alluvioni e in generale delle calamità naturale. Non voglio difendere i Borboni che buoni o cattivi sono stati simili ai Savoia, sovrani del regno di Sardegna, che per un periodo piuttosto grande hanno amministrato il territorio di Genova, ma guarda caso, sono proprio i Borboni ad aver realizzato un’opera ancor oggi piuttosto valida di difesa del territorio casertano dalle inondazioni “I Regi Lagni”.

Piuttosto se proprio è necessario cercare colpe, queste bisognerebbe trovarne nel radicale cambiamento del rapporto uomo/ ambiente che si è verificato dopo la seconda guerra mondiale, modificato da una insensata e disordinata scelta, tale da favorire il profitto a danno della natura e degli equilibri che essa ci impone: in passato le alluvioni erano considerate non solo motivo di preoccupazione, ma anche come fonte di ricchezza per l’agricoltura, la Pianura Padana e’ di origine alluvionale, gli antichi Egizi aspettavano l’inondazione del Nilo con impazienza, per rendere fertile le loro terre, sebbene le civiltà si svilupparono vicino ai fiumi e torrenti, i nostri padri pensavano bene di lasciare uno spazio vuoto tra le umane costruzione e i fiumi, chiamato Golena questo era il luogo dove eventuali inondazioni si sfogavano, una giusta difesa da questa calamità, coloro che abitavano vicino al fiume e torrenti rappresentavano la prima difesa, guardiani dei fiumi monitoravano attentamente la situazione dei torrenti, soprattutto erano gli addetti volontari che si preoccupavano di pulire i letti dei torrenti da detriti e vari, purtroppo lo sviluppo industriale ha costretto molti di questi ad abbandonare questi posti per cercare fortuna nelle grandi città

Per capire le calamità naturali e prepararsi a difendersi bisogna essere razionale, soprattutto osservare i dati delle statistiche, appunto per capire se l’evento si ripeterà oppure è un caso eccezionale: osservando il numero di alluvioni verificatesi negli ultimi anni notiamo che dal 1956 al 2011 il numero delle alluvioni è costantemente aumentato, da cui dovremmo ipotizzare che il fenomeno potrebbe sicuramente verificarsi anche nei successivi anni quindi dovremmo provvedere a difenderci ,del resto considerando i dati Istat relativi al clima possiamo dedurre un cambiamento climatico del decennio 2001 1010 rispetto a quelli precedenti : La temperatura mediamente è aumentata di circa , le precipitazioni atmosferiche hanno avuto un diverso andamento ,assistiamo non più ad un clima dolce e temperato, le piogge non sono più costanti e dolci in modo tale che i canali d’acqua assorbano in maniera graduale e non violento l’acqua che li alimenta, oggi sono particolarmente violenti, a Genova per esempio sono caduti circa 365 mm di pioggia in 12 ore, un evento eccezionale se si considera che nel 2000, in un intero anno a Genova sono caduti 846 mm di acqua e nel 2007 1.260 mm.

È ovvio che la grossa quantità di acqua caduta in poco tempo, modifica il comportamento dei corsi d’acqua che per supportare questa modificano il loro originario percorso invadendo altre terre e centri abitati.

Da ciò possiamo stabilire che la prima causa di questa calamità naturale e’ il cambiamento climatico ,l’alluvione in realtà si verifica quando appunto una violenta caduta di acqua dal cielo va alimentare le acque dei torrenti il cui corso e’ in discesa, una massa violenta e veloce di acqua va a sfociare o congiungersi con le acque di fiumi, da considerare purtroppo che i fiumi italiani sono poco lunghi pertanto la violenza delle acque dei torrenti non può sfogarsi totalmente lungo i fiumi, le acque veloci dei torrenti cozzano contro quelle dei fiumi che hanno una velocità ridotta, questa differenza di velocita’provoca il cosiddetto “muro d’acqua” che scavalca gli argini e inonda il terreno e tutto quello che vi è sopra, se in vicinanza degli argini si sono abitazioni o centri abitati il disastro è presto fatto, il risultato lo abbiamo visto grazie alle immagini di Genova.

È ovvio che le alluvioni non solo sono dovute a cause naturali, ma queste sono amplificate dal comportamento dell’uomo, prima di ragionare sulle colpe umane, dobbiamo premettere che le alluvioni non è un problema solo dell’Italia ,ma queste colpiscono tutta l‘Europa, ricordiamo che nel 2002 numerosi fiumi europei hanno rotto gli argini, causando alcune delle più gravi alluvioni della storia del continente, e lasciando sul loro passaggio gravi danni e distruzioni.

Una causa dei disastri alluvionali è sicuramente l’aumento demografico, che al di là del abusivismo edilizio, ha provocato la realizzazione di case e centri urbani sempre più vicini agli argini di fiumi, non essendoci più abbastanza spazio per soddisfare il bisogno abitativo delle popolazioni italiane. È ovvio che avvicinandosi sempre più ai fiumi cresce il pericolo di disastro , questi inondano il terreno circostante superando gli argini

Un’altra causa umana e’ sicuramente il disboscamento, in poche parole l’eliminazione della vegetazione che causa frane e smottamenti del terreno che spesso accompagnano le alluvioni contribuendo cioè in caso di violenti precipitazioni, a deviare i corsi d’acqua e riempire i loro bacini, le frane che invadono i centri abitati non solo procurano danni maggiori, ma rendono difficile gli stessi soccorsi.

Ho lasciato per ultima come causa umana, l’ inciviltà della stessa:

Incredibile vedere che alcune case sono state realizzate cosi’ vicine ai letti dei fiumi, cosa si pretende se si invade un territorio destinato alla vita di questi, ricordando che essi hanno un loro ciclo che non può essere assolutamente fermato

Del resto i fiumi e torrenti sono considerati dagli italiani come discariche, sebbene c’è una legge che stabilisce che i fiumi e torrenti devono essere assolutamente liberi da detriti, in prossimità di questi notiamo la presenza di frigoriferi ,altri materiali o addirittura degli orti sociali ad opera di qualche imbecille invasato dalla moda dei cibi biologici, tutti questi materiali accumulandosi, provano la realizzazione di bacini d’acqua cioè formano delle dighe ovviamente poco resistenti, il primo acquazzone libera queste masse d’acqua bloccate , violentemente invadono i fiumi e provano il cosiddetto muro d’acqua trascinando con sé quel materiale depositato dall’incivile uomo.

Quali sono i rimedi?

Sarebbe opportuno ritornare di nuovo ad una pacifica convivenza con la natura capendo che non è possibile dominarla, ma è possibile difenderci rispettandola, sebbene gli argini costruzioni impermeabili che dovrebbe difendere i territorio dallo straripamento, non costruiscono un sicuro metodo di difesa, dovrebbero essere monitorati costantemente, bisognerebbe osservare i dati rilasciati dalla metereologia e quelli della geologia, sia per quanto riguarda le precipitazioni atmosferiche sia riguardo i dati dei cambiamenti dei fiumi e altri corsi d’acqua al fine di fortificarli o di alzarli e quindi farli divenire un’efficacia difesa e non un elemento che una volta scavalcato dalle acque, faccia da tappo a queste, contribuendo ad amplificare il disagio.

In realtà per fare tutto ciò sarebbe necessario un rilevante investimento economico da parte dello Stato, ma la crisi economica che sta influenzando l’Italia , fa si che si spende poco per l’ambiente, anzi con la legge di stabilità 2011, Il ministero dell’Ambiente ha subito una decurtazione del 60%: per cui non solo non si può effettuare una manutenzione straordinaria, ma i comuni hanno difficoltà ad effettuare addirittura quella ordinaria.

I danni ma soprattutto le morti sono dovute da responsabilità collettive, nessuno può sentirsi innocente di fronte a queste, quale retaggio culturale Borbonico, Genovese o l’altro e’ alla base di queste disgrazie?

E’ solo puro egoismo o menefreghismo: ogni nostro comportamento dovrebbe essere razionale e rispettoso nei confronti della natura e della collettività: prima di costruire case, lasciare frigoriferi o l’altro, dovremmo immaginare or prevedere il risultato di tali azioni che a lungo andare potrebbero essere letali per i nostri figli

è necessario un drastico cambiamento culturale e sociale del popolo italiano, sebbene questo sia difficile che si verifichi nel mondo degli adulti, dobbiamo far si che diventi patrimonio genetico culturale delle nuove generazioni, un compito da cui genitori educatori e stato non possono assolutamente sottrarsi.

L’autore