Un Ignorante tra scienza e pseudoscienza
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Duck UAP, nuovo video trapelato dal Department of Homeland Security ?

Nuovo video risalente al 23 Novembre 2019 che sta suscitando molto interesse negli USA Il famoso DUCK UAP chiamato così per la forma di anatra che sembrerebbe essere trapelato dal dipartimento sicurezza interna degli USA ( Department of Homeland Security) ...

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Ancora il video Fake dell'Ufo dietro le Twin Towers l'11 settembre durante l'attentato !

Ho utilizzato la mia pagina Facebook per smentire una bufala datata ma che sta prendendo pericolosamente vita sui social Sotto gli articoli sulla mia pagina che ricordano la bufala , sperando che venga finalmente accettata da tutti Continua ed infine ...

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Il Rapporto UAP tradotto e analizzato

Mamma mia che lavoraccio durato quasi tutta la notte, potevo fare una traduzione da copia ed incolla da Google , però sappiamo quanto sia ,sebbene utile, poco efficace la sua traduzione , quindi parola per parola al fine di dare ...

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Facciamo chiarezza sulle nuove dichiarazioni del Pentagono Sull'AATIP

Visto che  il nuovo aggiornamento  del pentagono circa la natura dell'AATIP mi sembra che sia stato tirato troppo per la giacchetta, cercherò di portare elementi di chiarezza soggettivi che penso siano una spinta a riflettere Ho tratto come fonte dei miei studi ...

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Ufo o pallone avvistato in Pakistan da piloti ?

Ed ecco il primo avvistamento " interessante" dell'anno, proprio perchè è divenuto virale ed ha interessato piloti civili del Pakistan, ma andiamo con ordine: Su un Twitter di Ather Kazmi, giornalista corrispondente della BBC , troviamo compreso video , un oggetto ...

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Aggiornamento sulla foto trapelata del presunto Uap pubblicato dal sito the Debrief

In questo articolo cerchiamo di aggiornare e risolvere ad alcuni dubbi sorti nel mio articolo precedente  riguardo proprio una foto in cui si intravedeva un oggetto strano dall'abitacolo di un cacciasotto le foto. Andiamo in ordineESISTE UN'ALTRA FOTO ?Nell'articolo precedente avevamo ...

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Vi avverto per evitare inutili perdite di tempo, questo articolo non tratta temi ufologici, ma un tema attuale che sicuramente può influire sulla cultura del ” Diritto” 

Ho assistito ad un dibattito televisivo tra Il giornalista Floris e lo scrittore famoso per “Gomorra”, Saviano sul caso Lucano , qui il link della discussione ricordiamo che L’ex Sindaco di Riace è stato condannato al primo grado di giudizio a 13 anni e 2 mesi di reclusione dal Tribunale di Locri 

Nella trasmissione si dibatteva sulla giustezza della disobbedienza civile contro una legge ” La Bossi-Fini”  .Questo è in pratica il motivo del Lucano per aver violato la Legge; per il giornalista Floris , la Disobbedienza Civile dovrebbe  essere dichiarata pubblicamente prima di compierla, mentre per Saviano è giusta in ogni caso.

Non discuterò , ovviamente sul dispositivo emanato dal tribunale , non ne ho le capacità e titoli e non capisco tutti questi personaggi che ,non hanno titoli , eppure si permettono di giudicare un tribunale con l’aggravante di non conoscere la Legge sulla quale si è basato il dispositivo

Umanamente spero che L’ex Sindaco possa liberarsi di queste accuse e tornare alla vita normale , ma come cittadino mi preme quello di ottenere giustizia e soprattutto mi chiedo se sia giusto la disobbedienza Civile.

Penso che sia utile leggere o informarsi come la pensavano i nostri progenitori  della democrazia , fare quindi, un viaggio nel tempo, leggendo un piccolo passo del “Critone” libro scritto dal Filosofo Platone che racconta gli ultimi momenti della Vita di Socrate condannato dalla giustizia Ateniese, con un processo farsa, a morte, per empietà e corruzione dei giovani.  La condanna non viene eseguita subito in quanto era d’obbligo aspettare la sacra Nave partita da Delo ove nel periodo di navigazione di quest’ultima le esecuzioni vengono sospese , per tanto Critone uno dei discepoli di Socrate si reca in carcere dallo stesso ,nel tentativo di convincerlo a fuggire e quindi a non accettare la sentenza . Si tratta in realtà di un monologo creato da Platone per introdurre  il concetto di universalità e delle idee , concetti che forse non hanno nulla a che fare con il pensiero Socratico che ricordiamo essere stato analfabeta per scelta e quindi tutto ciò che sappiamo è merito di Senofonte e lo stesso Platone, Protagonista del Critone sono proprio le leggi come idea ancestrale e indeformabile di Platone

ecco sotto i passi che ci interessano e che in epoca giovanile mi sbalordirono 


SOCRATE: E, allora, sta’ attento a quello che ti dico o, piuttosto, alle mie domande: se si ammette che una cosa è giusta, bisogna farla oppure ci si può sottrarre?
CRITONE: Bisogna farla. 
SOCRATE: Concesso questo, di’ un po’: fuggendocene di qui, senza il permesso dello
Stato faremmo del torto a qualcuno e, forse, anche a chi meno se lo merita o no? Resteremmo fedeli a questi principi che abbiamo riconosciuto giusti?
CRITONE: Socrate, veramente non so rispondere a quello che dici, non capisco.
SOCRATE: E allora guarda un po’ la cosa da questo altro punto di vista: supponi che mentre noi stiamo per scappare – oppure usa il termine che vuoi – ci venissero davanti le Leggi e lo stesso Stato e ci chiedessero: – «Di’ un po’, Socrate, che cosa hai in mente di fare? Non è, forse, per distruggerci, per quanto sta in te, noi, le Leggi e tutto lo Stato insieme, che ti accingi a compiere quest’impresa? Pensi proprio che possa reggersi ancora, senza che ne sia sovvertito, quello Stato in cui le leggi non hanno efficacia, calpestate e rese vane da cittadini privati?» – Cosa risponderemmo, Critone, a queste parole, a domande simili?
Quante cose, specialmente un oratore, potrebbe dire, in difesa di queste leggi, che impongono l’esecuzione delle sentenze, una volta emesse e che noi abbiamo calpestato.
O risponderemmo che è stata la nostra patria ad essere ingiusta con noi, a non giudicarci rettamente? Questo diremo, o che cosa?
CRITONE: Sicuro, per dio, questo possiamo dire, Socrate.
SOCRATE: E se le Leggi dicessero: «Ma erano questi i nostri patti, Socrate, o non piuttosto che tu avresti rispettato le sentenze che la tua patria avrebbe emesse?»
E se noi, a queste parole, mostrassimo di meravigliarci, forse, esse potrebbero dirci: «Non stupirti di questo che abbiamo detto, Socrate, ma rispondici, perché, proprio tu, conosci bene il sistema di far domande e di replicare. E allora, che cosa rimproveri a noi e allo Stato, tu che tenti di distruggerci? Che forse non devi a noi, prima di tutto, la tua nascita? Non fummo noi a regolare l’unione di tuo padre e tua madre che poi ti generarono? Rispondi, hai qualcosa da ridire contro quelle leggi che regolano i matrimoni? Non ti vanno forse bene?»
Io dovrei rispondere che non ho proprio nulla da rimproverare.
«E contro quelle che presiedono alla cura dell’infanzia e alla sua educazione, quella che tu stesso hai ricevuto? Erano, forse, cattive quelle leggi istituite per questo e che obbligavano tuo padre a educarti nella musica e nella ginnastica?»
«Ottime,» io dovrei dire.
«Bene. E dal momento che sei venuto al mondo, che sei stato allevato ed educato, come puoi dire di non essere, prima di tutto, creatura nostra, in tutto obbligato a noi, tu e i tuoi antenati? E, se questo è vero, pensi proprio di avere i nostri stessi diritti, tu, di poter legittimamente fare a noi ciò che noi decidiamo nei tuoi riguardi? Verso tuo padre o verso il tuo padrone – se per caso ne hai avuto uno – non avevi i loro stessi diritti; tu non potevi comportarti con loro come loro si comportavano con te, ai rimproveri non potevi rispondere, alle percosse non potevi, a tua volta, percuotere, nulla di tutto questo. Però, verso la patria e verso le sue leggi, secondo te, tutto questo, sì, ti sarebbe concesso; così che se noi crediamo giusto che tu muoia, anche tu, dal canto tuo, puoi mandarci in rovina, noi, le tue leggi e la tua patria e, così facendo, dire che è giusto, tu proprio, che sei al servizio della virtù?
«Ma sei così sapiente da non sapere che la patria è tanto più nobile, più veneranda e più santa della madre e del padre e di tutti i nostri avi e che da dio e dagli uomini di sano intelletto è tenuta nella più alta considerazione, che bisogna rispettarla, venerarla, blandirla quando è in collera, più che il padre, convincerla dei suoi torti o fare ciò che essa comanda, sopportare in silenzio ciò che essa ci ordina di sopportare, percosse, carcere e se ci manda in guerra per essere feriti o uccisi, accettare anche questo, perché così è giusto, senza sottrarci, né cedere, né abbandonare il nostro posto ma, sia in battaglia che in tribunale, come in ogni altro luogo, fare quello che la patria comanda o, tutt’al più, persuaderla da che parte è la giustizia, ma non farle violenza: non è lecito farla alla madre o al padre e tanto meno alla patria.»
A tutto questo, Critone, cosa risponderemmo? Che le Leggi hanno ragione o no?
CRITONE: Anche a me sembra di sì. 
SOCRATE: E le Leggi, probabilmente, continuerebbero: «Vedi, Socrate, che non è giusto, da parte tua, se è vero ciò che diciamo, quel che tu stai facendo nei nostri riguardi. Perché noi che ti abbiamo messo al mondo, che ti abbiamo allevato ed educato, che ti abbiamo fatto partecipe, con tutti gli altri cittadini, di tutti i beni che potevamo procacciarti, noi dichiariamo che chiunque degli ateniesi lo voglia, può trasferirsi dove più gli aggrada, con tutti i suoi beni se, una volta raggiunti i diritti civili e conosciuti gli ordinamenti dello Stato e noi stesse, le Leggi, non ci trovi di suo gradimento. Nessuna di noi vi impedisce di trasferirvi, magari, in una colonia, se non vi andiamo a genio, o in qualche altro luogo che vi piaccia, portandovi appresso le vostre sostanze; ma chi di voi rimane, riconoscendo il nostro modo di amministrare la giustizia e gli affari dello Stato, si impegna all’obbedienza di ciò che noi comandiamo, altrimenti dichiariamo che commette tre volte ingiustizia, prima perché non obbedisce a noi che gli abbiamo dato la vita, poi perché lo abbiamo allevato e infine perché, dopo essersi impegnato all’obbedienza, né ci persuade dei nostri torti eventuali, né ci obbedisce e mentre noi comandiamo con mitezza e lasciamo a lui la scelta tra le due soluzioni, o di persuaderci, cioè, o di obbedirci, egli non fa né l’una né l’altra cosa.» 
«In questi reati noi dichiariamo che tu incorrerai se farai quanto hai in animo, Socrate, tu, più di tutti gli altri ateniesi.»
E se io chiedessi perché mai questo, probabilmente le Leggi potrebbero, giustamente, incalzare che, più degli altri ateniesi, io ho preso impegno con loro.
«Vi sono molte prove, Socrate – direbbero – che la tua patria e noi ti eravamo gradite, perché se non ti fossi trovato bene, tu non te ne saresti rimasto nella tua città, più degli altri, mentre non ne uscisti mai, né per recarti a qualche festa, tranne una volta a quella di Corinto, né altrove, salvo che per il servizio militare, né facesti mai un viaggio, come fan gli altri, né avesti mai desiderio di conoscere altri paesi e altre leggi, soddisfatto com’eri di noi, di questa nostra patria; e che tu ci vivessi bene e ti riconoscessi suo cittadino lo prova il fatto che vi generasti i tuoi figli, segno che la città ti piaceva.
«E poi, durante lo stesso processo, se lo avessi voluto, avresti potuto benissimo farti condannare all’esilio e ottenere, col consenso dello Stato, quello che ora, illegalmente, tenti di fare. E, invece, ti sei vantato che non te ne importava niente della morte e, anzi, che la preferivi all’esilio. Ora, invece, non badi a quelle parole, non ti preoccupi di noi, cerchi di scavalcarci e ti comporti come un vilissimo schiavo, tentando di fuggire contrariamente ai patti e agli accordi che ti impegnavano a vivere come nostro cittadino. Avanti, rispondi, è vero o non è vero che ti sei impegnato, a fatti e non a parole, a vivere come cittadino sotto di noi?»
Cosa potremmo rispondere a tutto questo, Critone? Potremmo non convenirne?
CRITONE: Eh, si, per forza, Socrate.
SOCRATE: «E, intanto,» potrebbero continuare, «tu non fai altro che violare i patti e gli accordi stretti con noi, che tu, peraltro, accettasti senza esservi costretto o tratto in inganno, né spinto a deciderti in breve tempo, ma in ben settant’anni, durante i quali potevi benissimo andartene, se noi non ti andavamo a genio o se gli accordi non ti sembravano giusti. Invece tu non hai preferito né Sparta, né Creta, di cui pure vanti, continuamente, le buone leggi, né alcuna altra città greca o straniera e da Atene ti sei allontanato meno di quanto fanno gli zoppi, i ciechi e gli altri invalidi; questo dimostra che a te, più che agli altri ateniesi, noi leggi e la tua patria, ti piacevamo. E, in effetti, una città senza leggi a chi potrebbe piacere? E, ora, non resti ai patti? Oh, Socrate, questo non puoi farlo, se ci dai retta, non puoi renderti ridicolo andandotene, ora, dalla tua patria. 
«Ma, forse, te ne starai lontano da questi paesi e andrai, invece, in Tessaglia, dagli amici di Critone, a vivere in mezzo ai disordini e ai bagordi; sai come si divertirebbero a sentirti raccontare la tua comica fuga dal carcere, imbacuccato in un mantello o magari con una pelle d’animale addosso o qualcosa di simile, come tutti quelli che scappano, per camuffare la tua figura.
«E credi proprio che nessuno dirà che tu, ormai vecchio, quando ti restava così poco da vivere, eri tanto meschinamente attaccato alla vita da violare le leggi più sacre? Se tu andrai d’accordo con tutti, nessuno te lo rinfaccerà, ma, in caso contrario, Socrate, ne sentirai delle belle sul tuo conto, indegne di te. Scenderai a tutti i compromessi, facendo che cosa?… il servo di tutti?… e te ne starai a gozzovigliare come se in Tessaglia tu ci fossi andato per questo? E quei tuoi discorsi sulla giustizia e sulle altre virtù, che fine faranno?
«Ma, forse, tu vuoi vivere per i tuoi figli, per allevarli e educarli? E come? Te li porterai in Tessaglia e li alleverai e li educherai lì, con il bel vantaggio, anche, di farne degli stranieri? O credi che, solo che tu sia vivo, essi saranno meglio allevati ed educati qui, anche se tu sarai lontano? Saranno i tuoi amici ad averne cura; ma pensi proprio che se tu te ne andrai in Tessaglia, gli amici ne avranno cura mentre se te ne vai all’altro mondo essi li abbandoneranno? Ma se tu hai fiducia in qualche aiuto da parte di questi che si dicono amici tuoi, devi pure fidarti in ogni caso. 
«E allora, Socrate, dà ascolto a noi che ti abbiamo cresciuto e non tenere in maggior conto i figli o la vita o qualunque altra cosa al mondo, più della giustizia, così che quando giungerai nell’al di là, tu possa esporre le tue buone ragioni a quelli che laggiù comandano. Perché, qualora tu scegliessi una simile soluzione, essa non sarebbe né la migliore, né la più giusta, né la più santa e non porterebbe nessun vantaggio a te o a qualcuno dei tuoi, né su questa terra né quando sarai laggiù.
«Se, invece, tu ora risolverai di morire, sarà perché sei stato ingiustamente trattato, ma non da noi Leggi, bensì dagli uomini; se, invece, fuggissi, rendendo vigliaccamente ingiustizia per ingiustizia, male per male, trasgredendo ai patti e agli accordi stipulati con noi, facendo del male a chi meno lo meritava, cioè a te stesso, agli amici, alla patria e a noi, noi ti saremmo nemiche, finché vivrai e le nostre sorelle, le leggi dell’oltretomba, non ti accoglieranno, poi, con benevolenza, sapendo che tu hai tentato di sovvertirci, per quanto era in tua facoltà.
«Non lasciarti persuadere, quindi, da Critone, a fare a modo suo, ma fa come noi ti diciamo.»
Tutte queste cose, credimi, mi sembra di udire, mio caro Critone, come i Coribanti che dicono di sentire il suono dei flauti, e l’eco di queste parole rimane dentro di me, che io non posso udirne altre. Quindi, per quel che ora ne penso, sta pur certo che, se tu non tenterai di persuadermi del contrario, la tua sarà fatica sprecata. Tuttavia, parla pure se credi di poter riuscire in qualcosa.
CRITONE: Ahimè, Socrate, io non so proprio cosa dire.
SOCRATE: E allora lascia andare, Critone, facciamo come dico io, dato che iddio ci ha messi su questa strada.

Sarebbe bello leggere tutto il Critone come le altre opere di questi filosofi dell’epoca Classica . Fatelo ve lo consiglio

Platone quindi introduce l’idea di Legge : ha un valore eterno, indeformabile dalla quale discendono si emanano le leggi terrestre create dall’uomo il cui valore va comunque a coincidere ovvero ritornare a quella madre ,

L’idea di Legge è quella che si forma per regolare una comunità per stabilire diritti e doveri, al fine di evitare prevaricazioni o una società che si fonda, non sulla forza della democrazia, ma quella bruta della prepotenza

L’idea della legge è indeformabile a differenza di quelle terrestri che possono essere trasformate o abrogate , precisamente ‘idea come valore è indeformabile, non puo’ comunque essere violata per principio, non ha sapore in quanto non è necessaria che sia giusta o ingiusta , l’importante che non sia violata , se no perde il valore , svuotata della sua sostanza 

Ognuno di noi soggettivamente considera talune legge non giuste , potremmo fare liste di leggi ingiuste; E’ facile intuire che queste liste si contrapporrebbero tra di loro , in quanto il nostro senso di giustizia varia a secondo dei nostri interessi, per cui paradossalmente visto che non considero giusto , pagare le tasse , faccio disobbedienza civile e non le pago? 

Sinceramente non strumentalizziamo le massime di Gandhi riguardo la disobbedienza civile, ricordando che lui disobbediva leggi imposte in modo autoritario da stato non di diritto ma di polizia creato per dare vantaggi esclusivi alla Gran Bretagna e quindi per Sfruttare l’India e non solo

Far parte di una comunità significa accettare le regole votate a maggioranza delle stessa , non è che uno può vivere nell’incoerenza di accettare cosa gli piace e rifiutare le imposizioni che non gradisce , per esempio: pronto ad utilizzare strutture sanitare in maniera gratuita e poi rifiutarsi di pagare le tasse !

Esistono regole o strumenti  democratici per abrogare ciò che non piace che mirano ad ottenere maggioranze necessarie e non imporre il proprio volere alla maggioranza senza ricorrere alla giusta strada democratica.

Il Socrate è vittima di un processo farsa istituito dai suoi nemici, offesi in quanto messi di fronte alla loro ignoranza, ricorrono al metodo più semplice spegnere la sua voce per sempre, rivolgendosi alla legge. Socrate, pur essendo oggettivamente innocente, sente il peso o la responsabilità della sua autorità morale , non può tradire i suoi ideali , delegittimare la democrazia compiendo una prevaricazione della legge , tradendo l’idea di legge indeformabile proprio per evitare soprusi , non vuole chiedere la stessa per ottenere i vantaggi ma poi ignorarla per fini o ideali non accettati dalla maggioranza. Fuggire per Socrate significa tradire Atene  i suoi valori le sue leggi che le hanno permesso di distaccarsi da un mondo in cui era la forza a governare. 

Per favore , quindi non siate cattivi maestri , non insegniamo ai giovani che esistono cause giuste per disobbedire alla legge , perché la Legge ci osserva e pone a  ognuno di noi le stesse domande che ha fato a Socrate. 

Il Santippe d’autore

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