Un Ignorante tra Scienza e Pseudo Scienza
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Fact Checking

Fact checking

Questo Post non ha nessuna finalità politica

 

Mi segnalano un post sui social del Ministro Salvini riguardo una frase del Papa Giovanni Paolo I sotto lo screenshot

Il tutto rilanciato da un articolo de Il Giornale

La frase incriminata  che secondo il Ministro è attribuita al  Papa Giovanni Paolo II : «È responsabilità delle autorità pubbliche esercitare il controllo dei flussi migratori in considerazione delle esigenze del bene comune. L’accoglienza deve sempre realizzarsi nel rispetto delle leggi e quindi coniugarsi, quando necessario, con la ferma repressione degli abusi.»

Pur non commentando l’articolo posso immaginare e se mi sbaglio chiedo venia  che tale frase dovrebbe significare che la Politica di Salvini in tema di flussi migratori sia coerente con il pensiero di Papa Giovanni Paolo II

Quindi , di conseguenza, ci sarebbero differenze tra il pensiero di Papa Bergoglio e quello di Papa Wojtyla ?

Le frasi scritte da Salvini vengono tratte da ECCLESIA IN EUROPA ancora online sul sito del vaticano 

Dove il Papa affronta le tematiche riguardo fede ed Europa

Ovviamente non poteva mancare un intero capitolo riguardo il fenomeno migratorio e qui riportiamo interamente tutto

100. Tra le sfide che si pongono oggi al servizio al Vangelo della speranza va annoverato il crescente fenomeno delle immigrazioni, che interpella la capacità della Chiesa di accogliere ogni persona, a qualunque popolo o nazione essa appartenga. Esso stimola anche l’intera società europea e le sue istituzioni alla ricerca di un giusto ordine e di modi di convivenza rispettosi di tutti, come pure della legalità, in un processo d’una integrazione possibile.

Considerando lo stato di miseria, di sottosviluppo o anche di insufficiente libertà, che purtroppo caratterizza ancora diversi Paesi, tra le cause che spingono molti a lasciare la propria terra, c’è bisogno di un impegno coraggioso da parte di tutti per la realizzazione di un ordine economico internazionale più giusto, in grado di promuovere l’autentico sviluppo di tutti i popoli e di tutti i Paesi.

101. Di fronte al fenomeno migratorio, è in gioco la capacità, per l’Europa, di dare spazio a forme di intelligente accoglienza e ospitalità. È la visione « universalistica » del bene comune ad esigerlo: occorre dilatare lo sguardo sino ad abbracciare le esigenze dell’intera famiglia umana. Lo stesso fenomeno della globalizzazione reclama apertura e condivisione, se non vuole essere radice di esclusione e di emarginazione, ma piuttosto di partecipazione solidale di tutti alla produzione e allo scambio dei beni.

Ciascuno si deve adoperare per la crescita di una matura cultura dell’accoglienza, che tenendo conto della pari dignità di ogni persona e della doverosa solidarietà verso i più deboli, richiede che ad ogni migrante siano riconosciuti i diritti fondamentali. È responsabilità delle autorità pubbliche esercitare il controllo dei flussi migratori in considerazione delle esigenze del bene comune. L’accoglienza deve sempre realizzarsi nel rispetto delle leggi e quindi coniugarsi, quando necessario, con la ferma repressione degli abusi.

 

102. Occorre pure impegnarsi per individuare forme possibili di genuina integrazione degli immigrati legittimamente accolti nel tessuto sociale e culturale delle diverse nazioni europee. Essa esige che non si abbia a cedere all’indifferentismo circa i valori umani universali e che si abbia a salvaguardare il patrimonio culturale proprio di ogni nazione. Una convivenza pacifica e uno scambio delle reciproche ricchezze interiori renderà possibile l’edificazione di un’Europa che sappia essere casa comune, nella quale ciascuno possa essere accolto, nessuno venga discriminato, tutti siano trattati e vivano responsabilmente come membri di una sola grande famiglia.

103. Per parte sua, la Chiesa è chiamata a « continuare la sua azione nel creare e rendere sempre migliori i suoi servizi di accoglienza e le sue attenzioni pastorali per gli immigrati e i rifugiati »,(165) per far sì che siano rispettate la loro dignità e libertà e sia favorita la loro integrazione.

In particolare, si ricordi di dare una specifica cura pastorale all’integrazione degli immigrati cattolici, rispettando la loro cultura e l’originalità della loro tradizione religiosa. A tale scopo, sono da favorire contatti tra le Chiese di origine degli immigrati e quelle di accoglienza, così da studiare forme di aiuto, che possano prevedere anche la presenza, tra gli immigrati, di presbiteri, consacrati e operatori pastorali adeguatamente formati provenienti dai loro Paesi.

Il servizio del Vangelo esige, inoltre, che la Chiesa, difendendo la causa degli oppressi e degli esclusi, chieda alle autorità politiche dei diversi Stati e ai responsabili delle Istituzioni europee di riconoscere la condizione di rifugiati per quanti fuggono dal proprio Paese di origine a motivo di pericoli per la propria esistenza, come pure di favorirne il ritorno nei propri Paesi; e di creare altresì le condizioni perché sia rispettata la dignità di tutti gli immigrati e siano difesi i loro diritti fondamentali.(166)

La frase di Salvini è estrapolata dal periodo conteggiato come 101 quindi estrapolata da un unico pensiero

precisamente:

101. Di fronte al fenomeno migratorio, è in gioco la capacità, per l’Europa, di dare spazio a forme di intelligente accoglienza e ospitalità. È la visione « universalistica » del bene comune ad esigerlo: occorre dilatare lo sguardo sino ad abbracciare le esigenze dell’intera famiglia umana. Lo stesso fenomeno della globalizzazione reclama apertura e condivisione, se non vuole essere radice di esclusione e di emarginazione, ma piuttosto di partecipazione solidale di tutti alla produzione e allo scambio dei beni.

Ciascuno si deve adoperare per la crescita di una matura cultura dell’accoglienza, che tenendo conto della pari dignità di ogni persona e della doverosa solidarietà verso i più deboli, richiede che ad ogni migrante siano riconosciuti i diritti fondamentali. È responsabilità delle autorità pubbliche esercitare il controllo dei flussi migratori in considerazione delle esigenze del bene comune. L’accoglienza deve sempre realizzarsi nel rispetto delle leggi e quindi coniugarsi, quando necessario, con la ferma repressione degli abusi.

Sembra chiaro che assume un diverso significato rispetto alla sola frase di Salvini

Se poi abbiamo ancora dubbi leggiamo cosa scrisse lo stesso riguardo la giornata mondiale delle Migrazioni  del 1992 che qui potete leggere per intero  

che si riassume in questi periodi

2. Con la propria sollecitudine i cristiani testimoniano che la comunità, presso la quale i migranti
arrivano, è una comunità che ama e accoglie anche lo straniero con l’atteggiamento gioioso di chi
sa riconoscere in lui il volto di Cristo.

3. Certamente più dura è la condizione in cui si trovano i clandestini, che attendono di rimpiazzare
i migranti legali a mano a mano che questi salgono nella scala sociale. È innegabile che il lavoro,
con il quale i clandestini partecipano all’impegno comune di sviluppo economico, realizza una
forma di appartenenza di fatto alla società. Si tratta di dare legittimità, scopo e dignità a questa
appartenenza attraverso l’adozione di opportuni provvedimenti. Ma non tutti i clandestini trovano
un impiego nel pur ricco e vario quadro delle società industriali. Il loro adattamento a una
condizione di vita stentata costituisce un’ulteriore conferma dell’avvilente situazione in cui li riduce
la povertà nei loro Paesi.

E senza considerare che lo stesso Papa Bergoglio ha affermato durante un viaggio in Colombia  «come sia lecito, per un Paese che ha fatto molto come l’Italia, regolare i flussi migratori e fermarli se i numeri divengono insostenibili.»

questo è l’articolo dove se ne parla

Il tutto ovviamente è diverso dal Sostenere che il Papa Paolo Giovanni II avrebbe visto di buon occhio una politica( aldilà di chi abbia ragione ) di costruire muri o rifiutare lo sbarco di migranti

Conclusione: La frase pubblicata nel  Post di Salvini, spezzata a metà,  fa parte di un ragionamento ben più profondo di Papa Giovanni Paolo II che non si distacca affatto dal pensiero di Papa Francesco

 

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